Le espressioni tipiche che ti faranno parlare come i dominicani

Tempo di lettura 6 min.

Ultima modifica in data 16/02/2021

Quando viaggi cerchi di integrarti più possibile con la popolazione locale? Desideri non avere barriere linguistiche e sentirti totalmente a tuo agio?
Tutto questo è possibile: impara le espressioni tipiche della lingua parlata e riuscirai a parlare come i dominicani. Nessun discorso avrà più segreti!

vocabolario di espressioni comuni per parlare come i dominicani

Il linguaggio è uno strumento estremamente fluido e vivo.

Dopo avere imparato quale lingua si parla in Repubblica Dominicana, è arrivato il momento di scendere più a fondo.

Oggi, ti porterò a conoscere alcuni termini di uso comune. Impara il loro significato e potrai parlare come i dominicani.

Per evitare un elenco infinito, suddividerò l’articolo in 4 sezioni e scriverò soltanto una selezione di modi di esprimersi.

TERMINI USATI NELLA VITA QUOTIDIANA

Ecco alcune parole che ti capiterà di sentire nei discorsi di vario tipo. È una lista variegata, non si rifà a nessun settore specifico.

A – H

– Apagòn: black-out, interruzione di energia elettrica.
– Bacano: aggettivo che indica qualcosa di molto buono, eccellente, impressionante.
– Bemberrìa, bonche, bochincha: una piccola festa/celebrazione tra amici. Probabilmente dall’inglese “bunch”.
– Bembú o Chemba: persona dalle labbra molto grosse, usata per indicare solitamente gli haitiani o chi ha origini africane.
– (Un) Bojote, (un) chorro, (un) fracatàn: indica una grande quantità, equivale a “un montòn”.
– Bufear: divertirsi, burlarsi (dall’inglese “golf”) con gli amici.
– Bultero: chi si vanta di cose che in realtà non fa mai. Usato anche per indicare chi racconta uno scandalo per essere ascoltato, un pettegolo. L’atto di fare scandalo o spettegolare è indicato con “hacer bulto”.
– Buche y Pluma: equivalente del nostro “tanto fumo, poco arrosto”, indica qualcuno di superficiale, senza reale sostanza.
– Chancletas: sandali, ciabatte.
– Cherchar: anglicismo che significa parlare, chiacchierare, avere una conversazione divertente. Dall’inglese “church”, si riferisce alle persone che si riunivano a parlare alla fine della messa.
– Chin: parola che significa “poco” e di derivazione taìna. Meno usati i rafforzativi Chininìn o Chililìn (“pochissimo/molto poco”).
– Comer boca: intromettersi in una conversazione esterna. Chi si intromette è detto “comeboca”.
– Concho: il servizio taxi su un mezzo chiuso a quattro ruote; quando è erogato su due ruote, si parla di moto-concho.
– Crema y nata: indica la classe ricca, quella che si può definire “la crème de la crème”.
– Cuartos: uno dei tanti modi per chiamare il denaro assieme a “moneda, efectivo, billetes, etc.”.
– Dar bola: dare un passaggio in auto a qualcuno.
– Dar bola negra: non tenere in considerazione qualcuno, non invitarlo ad un evento.
– No dar un golpe: non lavorare o non fare alcuno sforzo.
– Dar brocha: esagerare un racconto per vantarsi di qualcosa.
– Dar carpeta: dare fastidio, essere una scocciatura.
– Dominicanada: termine simpatico per definire qualsiasi azione (verbale o fisica) che soltanto un dominicano può fare.
– Estar en olla, estar arrancao: essere al verde, senza denaro.
– Guagua: l’autobus di linea, non di categoria Gran Turismo. Proviene da Cuba e ha origine dall’azienda Washington & Walton Company, la cui abbreviazione (WAWA) era scritta su alcuni veicoli di trasporto passeggeri tipo “station wagon”.
– Hacer plancha: dare buca ad un appuntamento senza avvisare.

J – Z

– Jablador: fanfarone, bugiardo.
– Jamona: donna non sposata e che non ha figli superati i 30 anni, zitella.
– Jarto: stufo, stanco di qualcuno o qualcosa. Vale anche pieno, sazio di cibo (vedi hartura).
– Jevi, jevito: dall’inglese “heavy”, indica una cosa o una persona alla moda e chic. Termine utilizzato moltissimo negli anni Ottanta e Novanta.
– Jevón (talvolta anche Yipetón): ragazza particolarmente bella.
– Mai e Pai: termini affetuosi per indicare, rispettivamente, mamma e papà.
– Moreno, morena: in Repubblica Dominicana il termine si riferisce al colore scuro della pelle.
– Muñeca Limé: bambolina solitamente in porcellana, creata nel 1981, è uno degli oggetti artigianali più caratteristici del Paese. Le sue caratteristiche sono quelle di essere senza volto, con abiti colorati e mentre porta l’acqua o vende la frutta.
– Ñapa: la cosiddetta “propina”, una mancia che viene richiesta (soprattutto agli stranieri) dopo un aiuto o un favore di qualsiasi entità.
– Pelota: nome colloquiale per indicare il baseball, sport nazionale.
– Perico Ripiao:
indica la variante più antica del merengue dominicano, dal ritmo rapido e folklorico, suonato con la güira, il tamburo e la fisarmonica.
– Planta: generatore di corrente presente nelle strutture turistiche che si attiva non appena si verifica un black-out.
– Sacar pie:
scappare, andarsene.

PAROLE LEGATE AL MONDO GASTRONOMICO

Le parole che seguono sono utilizzate per descrivere cibi, bibite o azioni che hanno a che fare con la cucina e con il mangiare.

PIATTI E PRODOTTI NATURALI

– Bandera dominicana: il piatto nazionale, consiste in carne (solitamente pollo) servita con riso bianco e fagioli rossi o neri. Un piatto economico ma sostanzioso e leggero, di cui non posso fare a meno quando sono sull’isola.
– Batata: la patata dolce, da non confondere con la normale patata (che qui, come in tutta l’America Latina, chiamano pata).
– Chimichurri: in Sud America (soprattutto in Argentina) è una salsa di specie e verdure. In Repubblica Dominicana indica, invece, un panino con carne alla griglia, cavolo e salsa.
– Enemoscada: noce moscata. Il nome deriva dall’abbreviazione presente sulle casse importate dalla Spagna, che riportavano “N. Moscada”.
– Frikitaki: sandwich di pane e verdure. Può anche significare un colpo alla testa dato con le dita.
– Frío Frío: la granita. Nei luoghi raffinati è detta yun-yun, che soprattutto nel sud-ovest prende anche il significato di discussione, lite violenta.
– Guavaberry o Rumberry: liquore creato mischiando il frutto dell’arrayàn (simile al mirtillo) a rum, frutti disidratati e spezie. Viene associato specialmente alle feste natalizie.
– Locrio: parente della paella spagnola, preparato con riso e varie carni accompagnate da verdure.
– MamaJuana: tipica bevanda dominicana fatta con un misto di piante naturali, ¾ di rum ed ¼ di miele (in alcune zone, aggiungono anche il vino rosso).
Secondo i dominicani, è la cura contro ogni male oltre che un viagra naturale.
– Mangú: consumato solitamente a colazione o cena, è un purè di platani conditi con olio e cipolla.
– Mofongo: altro piatto tipico, a base di platani verdi fritti con carne di maiale o manzo.
– Morisoñando: succo a base di limone e latte. Il suo sapore è tanto delizioso da dare la sensazione, appunto, di morire sognando.
– Presidente: la birra nazionale, viene servita gelata.
– Sancocho: zuppa molto diffusa soprattutto per le ricorrenze importanti (weekend o feste). Preparata con vari tipi di carne unite a tuberi e verdure (solitamente carote, manioca, cipolla e platano verde).

INDICAZIONI, LUOGHI E ALTRO

– Abombarse: il processo di decomposizione di acqua o alimenti.
– Ajumao: ubriaco, equivalente di “borracho”. Viene da juma che significa “sbornia”.
– Colmado: paragonabile ai minimarket dei nostri paesi ma con una differenza: durante la notte diventano luoghi di ritrovo dove la musica suona a tutto volume. Sono presenti praticamente ovunque, ad ogni angolo e non solo.
– Colmadón: una versione di colmado più attrezzata, ovvero con un maggior numero di frighi per la birra, un televisore e sedie e tavoli. Un luogo di ritrovo ancora più rumoroso e vivo.
– Estar emparchao: stato di malessere allo stomaco dovuto ad un’indigestione.
– Frìa: quando preceduta da un articolo, sta ad indicare la birra ghiacciata, alla maniera dominicana. Solitamente, sottintende la birra Presidente.
– Hartura o Jartura: equivalente dello spagnolo “llenura”, descrive quel senso di sazietà totale dopo un pasto sostanzioso.
– Pulpería: l’odierno colmado. Un tempo veniva chiamato pulperìa perché era un chiosco specializzato nella vendita di polpe di frutte per fare bibite. È ancora possibile trovarne qualcuno in giro.
– Vestida de novia: indica la birra Presidente in bottiglia servita ghiacciata e con un tovagliolino bianco a ‘vestire’ la bottiglia, tanto da sembrare una sposa.

OFFESE, PAROLACCE ED ESPRESSIONI SESSUALI

Spesso, le parole volgari sono tra le più utilizzate nella lingua parlata. Per imparare a parlare come i dominicani, devi conoscere pure alcune espressioni più colorite.

linguaggio scurrile usato nei dialoghi quotidiani tra dominicani

– Briche Alto: la persona con un sedere particolarmente pronunciato verso l’alto e che fuoriesce dai pantaloni.
– Chivo: capra, utilizzato come dispregiativo per “imbroglione/farabutto”. Era uno dei vari soprannomi usati per insultare il dittatore dominicano Trujillo.
– Cocote: usato per descrivere qualcuno o qualcosa di brutto o bassa qualità.
– Fucù: gli schiavi africani hanno lasciato una profonda cultura legata ai riti vodoo, ancora diffusi nelle zone di confine con Haiti. Il fucù indica qualsiasi tipo di maledizione. Lo stesso nome di Colombo è considerato una maledizione.
– Pàjaro: usato in maniera dispregiativa per descrivere un omosessuale o qualcuno effeminato.
– Pariguayo: tontolone, stupido. Anglicismo derivante da “party watcher”, i guardiani che nell’epoca coloniale assistevano alle feste dei ricchi senza mai lasciare la loro postazione. Oggi viene usato dai dominicani per indicare chi non si butta nella mischia, chi sta in un angolo.
– Pelelengua, Rapapolvo: insulto ripetuto ad una persona fino ad umiliarla e lasciarla interdetta.
– Tiguere o Tigre: persona che sa cavarsela in tutte le situazioni e che ‘la sa lunga’. Usato soprattutto in maniera dispregiativa per definire qualcuno come “delinquente”.
– Vaina: una delle parole in assoluto più utilizzate, fondamentale se vuoi parlare come i dominicani. È una parola senza un significato univoco, viene usata un po’ in tutte le situazioni come intercalare o per indicare qualcosa di indefinito. Ha comunque un significato tendenzialmente neutro (“cosa”) o addirittura negativo (“merda!”), mai positivo.
– ¡Zafa!: è l’espressione usata per allontanare il fucù ricevuto e viene spesso pronunciata mentre si fa il segno della croce.

PAROLE CON ACCEZIONE SESSUALE

– Bragueta Alegre: uomo con varie donne o amanti, che si concede facilmente, che “si abbassa i pantaloni non appena ha l’occasione”. Un esempio famoso tra i dominicani è Bill Clinton.
– Brechador o Brechero: guardone, chi si eccita osservando di nascosto gli altri in atteggiamenti intimi.
– Chapeadora:
parola tutta dominicana per descrivere una donna il cui scopo è spillare soldi agli uomini, attraverso una relazione amorosa più o meno lunga. Da non confondere con le prostitute ma piuttosto da intendersi come una sorta di accompagnatrice.
– Comer Gallina: termine usato soprattutto tra gli anni Cinquanta ed Ottanta, indica le coccole sul divano di casa con la propria ragazza.
– Echar un polvo o Rapar: avere un rapporto sessuale. Frase molto popolare in molti Paesi ispanofoni, deriva dall’escamotage usato dagli uomini per frequentare i postriboli al secondo piano dei club dove andavano con le mogli: la polvere di tabacco (detta “Rapè”) che aspiravano al tempo provocava starnuti, motivo per cui uscivano dal locale con la scusa di non disturbare gli altri ma, in realtà, approfittandone per salire dalle prostitute.
– Embullarse, tener un embullo: relazione amorosa occasionale e iniziata da poco tempo.
– Sanky-panky: lavoratore del sesso, soprattutto sulle spiagge dominicane. Offre favori sessuali alle turiste in cambio di benefici a lungo termine (regali, cene offerte e, soprattutto, la residenza straniera attraverso il matrimonio). Non si fa pagare la singola prestazione sessuale, quindi non è identificabile con un prostituto. È l’equivalente maschile della chapeadora.

PARLARE COME I DOMINICANI USANDO LE LORO ESCLAMAZIONI

Arriviamo ad espressioni usate come intercalare o come risposta ad una domanda o a un sollecito.

– ¡Andá! o ¡Andà pal carajo!: molto usata dai dominicani per esprimere dispiacere, “accidenti, peccato”.
– ¡Anjá!: espressione intercalare che significa “wow/caspita!”.
– ¡Ajualá! o ¡Ojalá!: espressione di speranza mista a fatalismo, “speriamo bene/che sia come Dio vuole!”.
– Bueeeno: espressione molto usata all’inizio di una risposta per indicare dubbio, simile al nostro “beh”, “non saprei”.
– ¡Chulo!: “figo/forte/bello!”, inteso come qualcosa di particolarmente attraente od entusiasmante. Valido anche riferito alle persone.
– ¿Dime a ver?:
sostituisce un “che è successo?” ed implica una risposta dettagliata.
– Dizque: “si dice”, usato per esprimere dubbio, perplessità su quanto si sta ascoltando.
– ¡No me hagas cocote!: non darmi speranze, non illudermi.
– ¡Pa’lante! (da para adelante): può significare “avanti” o anche “forza!” inteso come incitamento.
– ¿Qué lo qué?, in forma scritta spesso KLK: espressione che si ritrova soltanto in Repubblica Dominicana, un modo per accorciare e velocizzare il discorso. Vale “come va?/che succede?”.
¿Què vas a hacer?: indica impotenza davanti ad un fatto, “che ci vuoi fare?”.
– ¡Volverse na’!: espressione atta a sminuire qualcuno, del tipo “non hai fatto niente”. Assimilabile a Buche y Pluma.

CONCLUSIONE

Sono arrivato in fondo a questa rassegna.

È impossibile imparare i segreti di una lingua in 5 minuti ma ti ho dato una prima spolverata per iniziare a parlare come i dominicani.

Ci sono tantissimi siti specialisti che riportano un vocabolario lunghissimo e che puoi visitare per approfondire.
Oppure, puoi fare una cosa diversa:

acquistare un dizionario di dominicano da tenere sempre con te.

In ogni caso, spero di esserti stato utile almeno un po’ per introdurti a questo mondo.

Se vuoi sapere tutto della Repubblica Dominicana, ti invito a leggere la mia guida completa e continuare a seguire questo blog.
Pubblicherò tantissimi articoli da qui a fine anno.

Ti ringrazio,

alla prossima!

Noel

Nota: articolo rivisto e aggiornato a febbraio 2021.

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