La lingua in Repubblica Dominicana: la situazione reale

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Ultima modifica in data 13/04/2021

Lo spagnolo è la lingua ufficiale della Repubblica Dominicana. Ma questa è soltanto la superficie.
La realtà è molto più ampia. In questo articolo, farò ordine sulle varie lingue presenti ed entrerò a fondo nelle caratteristiche del linguaggio parlato.

panoramica sulla lingua che si parla in Repubblica Dominicana

Un mondo a parte.

Questo è il modo più rapido per descrivere la situazione linguistica dominicana.

Immagina un puzzle:

il disegno intero è il contesto descritto nelle comunicazioni ufficiali; ma ogni singola tessera rappresenta il substrato più profondo che permea la cultura dominicana.

Se manca anche solo una tessera, il quadro non è completo.

Ecco tutto quello che devi sapere.

CHE LINGUA SI PARLA IN REPUBBLICA DOMINICANA?

Te lo dico subito.

La lingua ufficiale del Paese è lo spagnolo, quindi un italiano non ha problemi di comunicazione. Nelle aree turistiche è facile sentire parlare anche inglese, francese, italiano o tedesco.

Sono talmente tanti i turisti e residenti europei che il sistema scolastico dominicano prevede molti istituti bilingue.

Ma capiamo meglio le radici che hanno dato vita allo spagnolo che si parla in Repubblica Dominicana, una variante comunemente conosciuta come spagnolo dominicano.

LA FORMAZIONE DELLA LINGUA ATTRAVERSO GLI INCONTRI-SCONTRI TRA POPOLI

Tutto parte con le esplorazioni di Cristoforo Colombo alla fine del Quattrocento:

all’arrivo dei conquistadores spagnoli, provenienti per la maggior parte da Canarie ed Andalusia (nel sud della Spagna), l’isola era abitata da una popolazione indigena estremamente pacifica, i Taìnos, che parlavano l’Arawak, una lingua amerindia.

Come prevedibile, questi ultimi furono in poco tempo resi schiavi fino ad essere sterminati da fatica, violenze e malattie.

Una costante della Storia.

Ma quando si incontrano culture diverse, è naturale che ci sia pure uno scambio di tradizioni e, soprattutto, linguistico.

La prima radice dello spagnolo dominicano nacque, quindi, tra Quattrocento e Cinquecento, con una base dialettale canaria e andalusa che prese in prestito molti termini taino.
Sono tantissime ancora oggi le parole indigene utilizzate, dal significato pressochè invariato.

Ma non finisce qui.

Morti i taino, gli spagnoli furono costretti a deportare nuovi schiavi. Ecco quindi l’arrivo di masse di africani, che parteciparono in piccola parte alla formazione della lingua.

L’ultimo step interculturale è molto più recente. Risale alla prima metà del Novecento e combacia con l’occupazione statunitense dell’isola.

In realtà, nel secolo precedente la Repubblica Dominicana era stata occupata anche dalla francofona Haiti ma in questo caso i rapporti fra le popolazioni furono talmente tesi e violenti che non ci fu un “matrimonio” linguistico.

Dunque, la lingua che si parla in Repubblica Dominicana è il risultato di processi più o meno imposti, sviluppatisi nel corso dei 5 secoli della storia dell’isola.

lo spagnolo è la lingua ufficiale della Repubblica Dominicana

DIALETTI MINORI

Se lo spagnolo è la lingua ufficiale, ci sono due dialetti che convivono sul territorio dominicano e che sono abbastanza diffusi da meritare un accenno.

INGLESE DI SAMANÀ

È una varietà di inglese portata dagli immigrati neri americani nell’Ottocento, durante l’occupazione haitiana.
Assomiglia molto al creolo inglese del resto dei Caraibi, basato sulle lingue dell’Africa occidentale mischiate all’inglese.

Attualmente, non è chiaro quanti parlino l’inglese di Samanà ma è un numero in continuo calo e non supera le 8000 persone. È stata una lingua fortemente osteggiata dai governi dominicani, soprattutto durante la dittatura trujilliana.

CREOLO HAITIANO

Nonostante la sua diffusione, non ha influito sulla lingua dominicana.

Infatti, il creolo haitiano è una lingua molto parlata in Repubblica Dominicana ma soltanto dagli immigrati haitiani, circa 160 mila persone.
È basato sul francese ma con influenze spagnole e africane e dal 1961 è riconosciuto ufficialmente da Haiti come lingua nazionale, accanto al francese.

Non è riconosciuta invece dai dominicani, che la considerano una lingua straniera a tutti gli effetti.
È parlata soprattutto nei villaggi haitiani vicini alle piantagioni di canna da zucchero e sul confine, i cosiddetti batey.

A proposito del creolo haitiano, c’è un interessante (quanto tragico) aneddoto, che ho imparato leggendo “Il tempo delle farfalle”.

Perseguendo lo sbiancamento della popolazione, Trujillo si accanì violentemente contro gli haitiani, che avendo una carnagione molto scura erano considerati il male più grande.

Ne ordinò lo sterminio nel 1937, in quello che è passato alla storia come “massacro del prezzemolo”:

si narra infatti che, per distinguere gli haitiani, i soldati facessero pronunciare la parola perejil – appunto, prezzemolo -. Il suono della ‘r’ tradiva gli haitiani, che parlando francese la pronunciavano in modo meno marcato.

Non c’è un numero certo sulle vittime ma le stime più basse concordano sulle 20 mila persone.

INFLUENZE INDIGENE

Ho già detto che la lingua dei Taìnos è largamente presente ancora oggi. Non è propriamente una lingua parlata in Repubblica Dominicana ma vive come reminiscenza in vari settori.

Si trova soprattutto nella terminologia usata per indicare luoghi, fiumi e città. Ci sono tantissimi esempi celebri, tra i quali:

Bonao, Dajabòn, Damajagua, Nagua, Ozama, Haina, Jaragua, Licey.

La stessa Repubblica Dominicana spesso è chiamata dai suoi abitanti col nome taino, Quisqueya.
Addirittura, questo termine è usato all’inizio dell’inno nazionale per descrivere i dominicani: “Quisqueyanos valientes…”.

Ma l’influenza taina non si ferma qui.

Si estende a flora e fauna (ad esempio, la Caoba e il Guayacàn) e a tantissimi termini entrati nel linguaggio occidentale per descrivere cose a quel tempo inedite.
Si può dire che qualsiasi parola caraibica che non ha discendenza europea, viene dai Taìnos.

Non hanno bisogno di spiegazioni, infatti, termini quali huracàn, barbacoa, iguana, canoa, hamaca, batata.

Per ultimo, ci sono alcune parole che hanno cambiato significato (è il caso di batey, dall’originale piazza cerimoniale taina all’odierno villaggio haitiano nei campi) o che si affiancano alla versione spagnola, come succede con “chin” al posto di “un poquito”.

schema di alcune parole taine di uso comune nell'attualità

ANGLICISMI

L’anglicismo è comune a tutta l’area caraibica ma la Repubblica Dominicana è uno degli stati con più influenze dall’inglese, frutto delle dominazioni nordamericane.

Molte parole sono state “spagnolizzate” e adattate al contesto isolano, talvolta con un cambiamento di significato rispetto agli originali da cui derivano.

È un fenomeno ancora vivo grazie ai molti dominicani espatriati negli USA, che trasmettono ai compatrioti sull’isola un modo di parlare nuovo, una forte commistione tra spagnolo ed inglese con altre influenze culturali.

  • guachimán: il poliziotto privato preposto alla vigilanza (da watchman)
  • pariguayo: sfigato, asociale (da party watcher) > altro termine che ho appreso da “Il tempo delle farfalle”, indica la persona che alle feste se ne sta in disparte e non interagisce
  • vaguada: piogge intense, temporale (da bad weather)
  • zafacòn: qualunque bidone per la spazzatura (da safety can)
  • beisbol e futebòl: rispettivamente da baseball e football
  • chercha: derivante da “cheers” (secondo altre versioni, da “church”), ha cambiato suono e significato fino a diventare un modo colloquiale di riferirsi alla festa. Il verbo cherchar indica invece l’atto di chiacchierare
  • chillaxing: usato per indicare l’atto di rilassarsi in modo particolarmente agiato e “pigro”, ad esempio a bordo piscina sorseggiando un drink.

Un’usanza ancora più estrema, vede i dominicani utilizzare il nome di un marchio famoso per rappresentare l’intera categoria dell’oggetto che questo rappresenta.
Ad esempio, da “Gillette” hanno dato vita al termine yilé che indica qualsiasi rasoio e da Jeep il termine Jeepeta ad indicare qualsiasi tipo di SUV.

LA LINGUA IN REPUBBLICA DOMINICANA: SUONI E PRONUNCE

Il modo tipico di esprimersi tra i dominicani è quello di gesticolare e parlare a voce alta. Ha origine dai contadini delle aree rurali, che erano costretti a farsi capire comunicando a grandi distanze.
Tramandata di generazione in generazione, è oggi una peculiarità diffusissima anche nelle città
.

Altra caratteristica è la velocità del discorso, tanto alta da rendere difficile la comprensione anche per gli stessi ispanofoni.

Ho avuto un’esperienza diretta nel 2015, quando un argentino mi informò di avere difficoltà a capire per intero i discorsi tra dominicani a causa proprio della rapidità, che porta a storpiare la lingua, come vedrai più avanti.

TRATTI IN COMUNE CON IL RESTO DELL’AMERICA LATINA

  • Di fatto non esiste la seconda persona plurale: il vosotros è sostituito dall’ustedes (che nello spagnolo classico indica la forma di cortesia) e i verbi si pongono alla terza persona plurale: quindi ‘voi siete’ non si dice vosotros sois ma ustedes son
  • il pretérito perfecto (passato prossimo) è spesso sostituito dal pretérito indefinido (passato remoto) anche per le azioni avvenute in un passato recente o non ancora concluse
  • fenomeno detto seseo: deriva da Canarie ed Andalusia e prevede lo stesso suono per s, z e per la c seguita da “i” ed “e”. Il suono utilizzato è quello della esse sorda italiana, come in sole
  • fenomeno dello yeísmo, per il quale il suono della ll palatale si confonde con quello della y poichè entrambi vengono pronunciati come una “i”.
    Non prendono il suono della j francese come invece accade in Uruguay e in Argentina
  • si mantengono arcaismi riguardo alla Spagna e si accettano più neologismi, soprattutto derivanti da parole inglesi “spagnolizzate”
  • prestiti linguistici.

I TRATTI UNICI DELLA LINGUA IN REPUBBLICA DOMINICANA

La pronuncia dominicana ha tratti comuni con altre parti del Sud America; presenta però anche peculiarità dovute alla mescolanza degli influssi subiti:

  • caduta della “r” finale nei verbi all’infinito: caratteristica di alcune regioni, soprattutto dell’interno dove l’alfabetizzazione è minore; nei discorsi veloci è preponderante
  • la “d” non si pronuncia nei suffissi -ado, -ido, -edo: ad esempio, in casado, dedo e partido
  • caduta della “s”: i dominicani parlano molto velocemente e la “s” è una delle lettere meno utilizzate nei loro discorsi, ad esempio Las Terrenas è molto comune sentirla nominare La Terrena.
    L’unico caso in cui non si omette, di regola, è quando viene seguita da una parola che inizia con una vocale accentata
  • contrazioni di parole o brevi espressioni fino a farne un’unica parola, sono molto comuni data la velocità nel modo di parlare: ad esempio, palante (para adelante), alante (adelante), pondeva? (para adonde vas?).

LA LINGUA IN REPUBBLICA DOMINICANA: VARIANTI REGIONALI

Nella Repubblica Dominicana, è possibile capire la quale parte dell’isola provenga qualcuno semplicemente da come parla. Ogni regione, infatti, ha un suo modo inconfondibile di interpretare la lingua e i suoni.

Un po’ come in Italia: c’è la lingua madre che è l’italiano e le pronuncie dialettali che distinguono subito un toscano da un lombardo.

la lingua dominicana è fatta di vari colori e sfumature

CIBAO (CENTRO-NORD)

Regione centro-settentrionale di montagne e vallare fertili. Terra dove è nato il merengue, oggi è identificato come la culla dell’agricoltura dominicana.

In queste zone vennero deportati schiavi afro-portoghesi e probabilmente a loro si deve la pronuncia morbida di parole che sostituisce le “l” o “r” finali con una “i”.

Ad esempio, por que? diventa poi que?, correr diventa correi.

OZAMA (SUD)

Ozama identifica tutto il sud a ovest di Santo Domingo. Qui ci sono il lago Enriquillo e alcune lagune costiere pazzesche, in un clima arido e selvaggio.

Si trova una caratteristica di Porto Rico, probabilmente derivante dall’Andalusia: la “l” finale cambia in una “r”, quindi ad esempio Miguel si dice Miguer.

SEIBO (EST)

L’area turisticamente più famosa, patria dei resort. Morfologicamente si distingue per un territorio pressochè pianeggiante e dominato dalle piantagioni di canna da zucchero.

Le “r” ed “l” nelle sillabe finali vengono troncate e diventano mute, ad esempio fuerte diventa fuete.

SANTO DOMINGO (AREA METROPOLITANA DELLA CAPITALE)

Nella regione della capitale il suono della “r” nella sillaba finale viene modificato in una “l”, così una frase come por que? diventa pol que?. Anche questa è una caratteristica derivante dall’Andalusia.

CONCLUSIONE

Un miscuglio di variazioni e regole.

Una visione d’insieme che ti aiuta a prepararti al meglio per il tuo viaggio. E se questo non ti basta, puoi leggere alcune espressioni che ti permetteranno di parlare come i dominicani.

Per avere tutto il resto delle informazioni necessarie, invece, puoi leggere la mia guida completa alla Repubblica Dominicana.

Ti ringrazio,

alla prossima!

Noel

Nota: articolo rivisto e aggiornato ad aprile 2021.

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