Inno della Repubblica Dominicana: testo completo, traduzione e analisi

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Ultima modifica in data 12/05/2021

La storia e la cultura di una nazione si trovano racchiusi nel suo inno. Non si tratta di una canzone né di un testo, è qualcosa di più profondo. In questo articolo ti svelerò i passi più importanti dell’inno della Repubblica Dominicana.

inno della Repubblica Dominicana analizzato a fondo

L’inno dominicano è conosciuto comunemente come “Quisqueyanos valientes”, dalle prime parole del testo. In realtà però non è il nome ufficiale, infatti ovunque compare con il titolo che gli diede il suo creatore, semplicemente “Himno Nacional”.

Oggi ha una Giornata Nazionale che lo celebra annualmente, che si svolge il 17 agosto (in quel giorno fu presentato pubblicamente per la prima volta).

Ma vediamo come nacque.

STORIA DELL’INNO DELLA REPUBBLICA DOMINICANA

La nascita dell’inno dominicano risale al 1883.

Il musicista Josè Reyes era appena tornato da un viaggio in Argentina dove aveva conosciuto l’inno albiceleste.

Tornato in patria, decise che anche il suo Paese meritava di avere un testo musicato che celebrasse la sua storia e il suo popolo.

Chiese quindi al suo amico, il poeta Emilio Prud’Homme, di scrivere un testo di elogio alla Repubblica Dominicana, su cui lui avrebbe poi aggiunto la melodia.

Il 16 agosto 1883, il settimanale “El Eco de la Opiniòn” pubblicò la prima versione dell’inno, in occasione del ventesimo anniversario della Guerra di Restaurazione.

Fu un evento fondamentale nella storia della Repubblica Dominicana.

A causa di alcuni imprevisti, l’inno della Repubblica Dominicana fu presentato solo il giorno dopo, 17 agosto:

la composizione venne eseguita durante un evento nella sede della Rispettabile Loggia Esperanza n.9 di Santo Domingo. Il pubblico la accolse bene da subito e contribuì a renderla popolare in breve tempo.

Infatti, la musica fu scelta nel 1884 per accogliere i resti del Padre della Patria, Juan Pablo Duarte, in arrivo dal Venezuela.

Un discorso diverso toccò ai testi.

A causa della giovane età e la poca esperienza, Proud’Homme aveva commesso degli errori sia nella metrica che in alcuni riferimenti storici. Gli intellettuali lo criticarono pesantemente e cominciarono a proporre nuove versioni.

IL TESTO ORIGINALE

I versi sotto accusa sono quelli qui in basso. È facile per chiunque accorgersi che la struttura metrica è abbastanza povera e che mancano le rime.

Ci si rivolge al popolo con l’appellativo “spagnoli”, infatti così erano chiamati gli abitanti dato che vivevano sotto il dominio spagnolo. Il termine “dominicani” iniziò ad essere utilizzato nel linguaggio comune solo dopo l’indipendenza da Haiti (27 febbraio 1844), anche se soppiantò completamente “spagnolo” solo con la Guerra di Restaurazione.

Una delle modifiche al testo fu la sostituzione di spagnoli con il termine più generale “patrioti”.

¡Al arma, españoles!
¡Volad a la lid!
¡Decir por todo lo alto del cielo
«Vencer o morir»!

Nobles hijos de Santo Domingo,
y las canas del mísero anciano,
y cuanto hay de sagrado en lo humano
ultrajó con orgullo procaz.

¡Al arma, españoles!
¡Volad a la lid!
¡Tomad por divisa
«Vencer o morir»!

Mas hoy tiembla convulso, leyendo
de los cielos la justa sentencia,
y amenazan su odiosa existencia
diez mil lanzas que afila el honor.

¡Compatriotas, el éxito es cierto!
Libertad con valor conquistemos,
y el cruzado estandarte plantemos
del tirano en la oscura mansión.

¡Al arma, españoles!
¡Volad a la lid!
¡Tomad por divisa
«Vencer o morir»!

LA VERSIONE DEFINITIVA DELL’INNO

Il poeta, quindi, consapevole delle sue colpe ma anche desideroso di rimanere l’unico autore dei testi, decise di porre fine ai dibattiti.

Nel 1897 pubblicò sul giornale della capitale “El Telèfono” un’edizione aggiornata ed ottenne l’approvazione unanime.

Il 7 giugno dello stesso anno, il Congresso Dominicano adottò l’opera completa come inno nazionale della Repubblica Dominicana. L’allora presidente Ulises Heureaux però non promulgò mai la legge, forse perché Proud’Homme era un critico del suo regime.

L’inno divenne ufficiale per legge soltanto dopo più di 30 anni, durante la dittatura di Trujillo.

L’articolo 97 della Costituzione dominicana dichiara:

“L’Inno Nazionale è la composizione musicale consacrata dalla Legge 700, datata 30 maggio 1934, ed è invariabile, unico ed eterno”.

Un tratto curioso del testo:

non appare mai il termine “Dominicanos”.

Proud’Homme infatti utilizzò sempre il termine più poetico di Quisqueyanos, che indica gli abitanti dell’isola di Quisqueya (il nome in lingua taìna dell’intera isola di Hispaniola, che il poeta utilizza per riferirsi però alla sola Repubblica Dominicana).

INNO DELLA REPUBBLICA DOMINICANA

TESTO ORIGINALETRADUZIONE

I
Quisqueyanos valientes, alcemos
Nuestro canto con viva emoción,
Y del mundo a la faz ostentemos
Nuestro invicto glorioso pendón.

II
¡Salve! el pueblo que, intrépido y fuerte,
A la guerra a morir se lanzó,
Cuando en bélico reto de muerte
Sus cadenas de esclavo rompió.

III
Ningún pueblo ser libre merece
Si es esclavo indolente y servil;
Si en su pecho la llama no crece
Que templó el heroísmo viril,

IV
Mas Quisqueya la indómita y brava
Siempre altiva la frente alzará;
Que si fuere mil veces esclava
Otras tantas ser libre sabrá.

V
Que si dolo y ardid la expusieron
De un intruso señor al desdén,
¡Las Carreras! ¡Beller!, campos fueron
Que cubiertos de gloria se ven.

VI
Que en la cima de heroíco baluarte
De los libres el verbo encarnó,
Donde el genio de Sánchez y Duarte
A ser libre o morir enseñó.

VII
Y si pudo inconsulto caudillo
De esas glorias el brillo empañar,
De la guerra se vio en Capotillo
La bandera de fuego ondear.

VIII
Y el incendio que atónito deja
De Castilla al soberbio León,
De las playas gloriosas le aleja
Donde flota el cruzado pendón.

IX
Compatriotas, mostremos erguida
Nuestra frente, orgullosos de hoy más;
Que Quisqueya será destruida
Pero sierva de nuevo, ¡jamás!

X
Que es santuario de amor cada pecho
Do la patria se siente vivir;
Y es su escudo invencible: el derecho;
Y es su lema: ser libre o morir.

XI
¡Libertad! que aún se yergue serena
La Victoria en su carro triunfal,
Y el clarín de la guerra aún resuena
Pregonando su gloria inmortal.

XII
¡Libertad! Que los ecos se agiten
Mientras llenos de noble ansiedad
Nuestros campos de gloria repiten
¡LIBERTAD! ¡LIBERTAD! ¡LIBERTAD!

I
Quisqueyanos valientes, alziamo
Il nostro canto con viva emozione,
E alla faccia del mondo mostriamo
Il nostro glorioso vessillo imbattuto.

II
Ave, il popolo che, senza paura e forte,
Alla guerra per morire si lanciò,
Quando in bellicosa sfida alla morte
Ha rotto le sue catene da schiavo.

III
Nessun popolo merita di essere libero
Se è schiavo e indolente;
Se nel suo petto non cresce la fiamma
che ha temprato l’eroismo virile,

IV
Ma Quisqueya l’indomita e coraggiosa
alzerà sempre la testa orgogliosa;
Che se fosse mille volte schiava
altrettante saprà essere libera.

V
Che se l’inganno e lo stratagemma la esposero
al disprezzo di un signore straniero,
Las Carreras! Beller!, furono i campi
Che si mostrano coperti di gloria.

VI
Che in cima all’eroico baluardo
la parola dei liberi incarnò,
Dove il genio di Sanchez e Duarte
a essere liberi o morire insegnò.

VII
E se riuscì il caudillo senza consulto
ad offuscare di quelle glorie la luminosità,
Della guerra si vide a Capotillo
La bandiera di fuoco sventolar.

VIII
E il fuoco che senza parole lascia
Di Castiglia il superbo Leon,
Dalle spiagge gloriose lo allontana
Dove galleggia la bandiera incrociata.

IX
Compatrioti, mostriamo diritta
La nostra fronte, da oggi ancora più orgogliosi;
Che Quisqueya sarà distrutta
Ma serva di nuovo, mai più!

X
Che ogni petto è un santuario d’amore
Dove la patria si sente vivere;
Ed è il suo scudo invincibile: il diritto;
Ed è il suo motto: essere liberi o morire.

XI
Libertà! che ancora si alza serena
La Vittoria nel suo carro trionfale,
E la tromba della guerra risuona ancora
Proclamando la sua gloria immortale.

XII
Libertà! Che gli echi si agitino
Mentre pieni di nobile ansia
I nostri campi di gloria ripetono
LIBERTÀ! LIBERTÀ! LIBERTÀ!

SIGNIFICATI NELL’INNO DELLA REPUBBLICA DOMINICANA

Composto di 12 strofe, i versi si concentrano sugli eventi storici che allora erano più recenti e quindi anche più sentiti:

dall’invasione haitiana del 1822 fino alla Guerra della Restaurazione da poco conclusa, con la definitiva indipendenza dalla Spagna.

Leggendo bene l’inno, ho notato che potrebbe essere diviso in 3 sezioni, ognuna composta da quattro strofe.

Le prime 4 strofe si soffermano sul tema della schiavitù e del dominio straniero. Il testo elogia il popolo che si è ribellato e ha scacciato l’invasore haitiano.

Aggiunge anche che chi non lotta e accetta la propria condizione, non merita di essere libero. Quisqueya avrà sempre l’orgoglio che le permetterà di ritrovare la propria libertà ogni volta che dovesse ricadere in schiavitù.

La seconda sezione (strofe V-VIII) ripercorre velocemente le battaglie che hanno condotto la nazione a trovare l’indipendenza:

si comincia dalle campagne militari contro l’invasore haitiano Boyer, che ebbero successo anche grazie all’esempio passato dei Padri della Patria.

Spazio poi alla sottomissione da parte della Spagna a causa dell’accordo traditore del caudillo dell’epoca (Pedro Santana), che offuscò in tal modo la gloria ottenuta con la vittoria su Haiti. Ciò diede avvio alla Guerra di Restaurazione che porterà alla sconfitta e alla fuga del <<superbo leone di Castiglia>>.

Nella strofa IX comincia la parte più patriottica e celebrativa:

non ci sono riferimenti concreti ma è un invito ad essere sempre pronti a morire per la propria libertà, ad essere orgogliosi della propria patria e a tenere la testa alta.

La Repubblica Dominicana potrà essere distrutta ma non dovrà più finire schiava.

CONCLUSIONE

Questo era l’ultimo articolo dedicato ai tratti più teorici.

Da ora, riprenderò a concentrarmi sugli argomenti interessanti da un punto di vista turistico.

Siccome è un blog specializzato sulla Repubblica Dominicana, ritenevo giusto fare una panoramica del Paese anche sui suoi aspetti politici e storici.

Continua a seguirmi per leggere i prossimi articoli.

Ti ringrazio,

alla prossima!

Noel

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